Impariamo a conoscere e a riconoscere i disturbi alimentari

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disturbi alimentari
disturbi alimentari

L’ossessione per l’aspetto fisico che caratterizza sotto molti punti di vista la società odierna si traduce in una diffusione sempre più ampia dei disturbi alimentari, tra i quali i più comuni sono la bulimia e l’anoressia nervosa. Uomini e donne di tutte le età lottano, non solo in senso metaforico, per cambiare il proprio corpo. Tra i maschi, 3 persone ogni 1000 sono anoressiche e 5 ogni 1000 sono bulimiche; tra le femmine, 9 persone su 1000 sono anoressiche e 15 persone su 1000 sono bulimiche.

Dove trovare un valido aiuto

Se si è alla ricerca di un valido aiuto e di un supporto psicologico prezioso, si può fare riferimento alla competenza e all’esperienza della dottoressa Silvia Parisi, psicologa e psicoterapeuta di Torino che propone percorsi di crescita finalizzati alla lotta ai disturbi alimentari. La dottoressa Parisi, che è operativa a Torino, aiuta i propri pazienti a trovare o a ritrovare la fiducia in sé stessi e a diventare persone migliori, anche grazie a una maggiore cura nei propri confronti. La crescita personale permette, così, di individuare una forza interiore di cui non si conosceva né si sospettava l’esistenza.

Che cosa sono i disturbi alimentari

La caratteristica peculiare dei disturbi alimentari è rappresentata dall’ossessione del paziente nei confronti della propria forma fisica e del proprio peso. Il soggetto ha paura di diventare grasso, e così finisce per tenersi lontano da tutti gli eventi che prevedano la presenza di cibo, così come evita di mangiare davanti ad altre persone. I comportamenti che vengono messi in atto hanno come fine ultimo il controllo del peso del corpo; tuttavia questa condotta sul lungo periodo finisce per arrecare danni alla persona tanto a livello fisico quanto sul piano psicologico. Le capacità emotive del soggetto sono compromesse, e ci sono ripercussioni consistenti nella vita di tutti i giorni, tanto nelle relazioni sociali quanto nelle attività lavorative.

Gli adolescenti

Per quanto i disturbi alimentari possano riguardare anche soggetti in età adulta, è soprattutto tra gli adolescenti che essi fanno riscontrare il maggior numero di casi. I dati relativi al nostro Paese testimoniano che in Italia i disturbi del comportamento alimentare riguardano 3 milioni di persone, tra i quali 2 milioni e 300mila adolescenti. In genere disturbi di questo tipo si manifestano tra i 13 e i 14 anni di età, anche se negli ultimi tempi è stato notato un evidente calo dell’età media, con casi a partire già dagli 8 anni.

Quali sono i disturbi alimentari

L’anoressia e la bulimia nervosa rappresentano solo due dei molti esempi di disturbi alimentari che sono stati riconosciuti a livello clinico: a questo proposito, sarebbe più opportuno e preciso parlare di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Ne fanno parte il binge eating disorder, il disturbo evitante dell’assunzione di cibo, il disturbo da ruminazione e il picacismo.

Che cos’è l’anoressia nervosa

Si parla di anoressia nervosa in presenza di un disturbo dell’alimentazione che si contraddistingue per una evidente restrizione dell’apporto energetico. In sostanza, l’assunzione del cibo avviene in dosi estremamente contenute in proporzione al fabbisogno quotidiano. Di conseguenza il soggetto che soffre di anoressia pesa meno di quel che dovrebbe in proporzione all’evoluzione della salute fisica e dello sviluppo. Chi è anoressico percepisce la forma e il peso del proprio corpo in maniera distorta; ne deriva un’influenza pessima sulla valutazione della propria persona. La paura di ingrassare è intensa a tal punto che non si è in grado di capire quanto grave sia il calo ponderale. La quantità di cibo che si assume si riduce in maniera persistente, anche se già si pesa poco.

La bulimia nervosa

Nel caso della bulimia nervosa, invece, si è in presenza di un disturbo caratterizzato da fame vorace. Anche in questo caso si cerca di tenere sotto controllo il proprio peso, e così dopo aver mangiato in modo eccessivo si mette in atto una condotta compensatoria. Il vomito autoindotto ne è un esempio, ma si possono menzionare anche il ricorso a diuretici e lassativi o l’abuso di farmaci. Nel novero delle condotte compensatorie ci sono anche i digiuni e lo svolgimento di una sfrenata attività fisica, che viene ripetuta con frequenza eccessiva. Tutto questo serve a rimediare, nella mente del soggetto malato, alle abbuffate di cui si è reso protagonista.

Le caratteristiche del picacismo

Un disturbo alimentare meno conosciuto, ma che proprio per questa ragione non deve essere trascurato, è il picacismo. Esso si manifesta attraverso la tendenza a mangiare senza controllo cose che non sono commestibili: per esempio il sapone, il talco o la carta. A volte chi soffre di picacismo arriva a mangiare cibi crudi in quantità eccessiva. Va detto che il picacismo non è molto diffuso, ma va conosciuto e combattuto soprattutto per le conseguenze che ne possono derivare: è chiaro, infatti, che l’ingestione di materiali non commestibili può favorire la comparsa di infezioni, casi di malnutrizione o episodi di avvelenamento. Il picacismo riguarda in modo particolare i bambini di età compresa tra 1 e 6 anni, mentre quando coinvolge gli adulti ha origini psicologiche, spesso associate a ritardo mentale o schizofrenia.

In che cosa consiste il disturbo da ruminazione

Infine, vale la pena di porre l’accento sul disturbo da ruminazione, che si può manifestare in età infantile e in particolare nel corso del primo anno di vita. Chi ne soffre rigurgita il cibo in modo continuativo, con un comportamento quotidiano che dura per diverse settimane. Ecco perché il disturbo da ruminazione è associato a un peso corporeo inferiore al normale. Dopo essere stato ingerito, il cibo viene rigurgitato all’interno della bocca e quindi viene sputato o masticato di nuovo, per poi essere ingoiato: il tutto senza che vi siano conati di vomito o nausea. Ovviamente si parla di disturbo da ruminazione solo se il problema non è causato da reflusso gastroesofageo. Anche in questo caso se il problema si manifesta in persone in età adulta si riscontra una frequente concomitanza con altri disturbi di natura mentale.