Italia e CBD, i diversi aspetti della normativa

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cannabis oil and hemp

Non è un mistero per nessuno quanto il CBD nel nostro Paese sia oramai un fenomeno di successo assoluto. I benefici che vengono assicurati dai derivati del CBD sono noti alla popolazione, benché questo mercato abbia raggiunto vette impensabili solo qualche anno fa.

Dalla farmacologia alla cosmetica, ogni settore sembra stregato dai prodotti a base di CBD, compreso quello alimentare – per saperne di più, visitare questa pagina.

Nonostante ciò, questo successo è stato ritardato da molta disinformazione. Ad oggi il CBD, nelle sue varie forme, viene venduto liberamente in Italia, ma la strada è stata lunga, costellata da mille incomprensioni, incapacità e falsità.

Che cosa è legale e cosa è illegale

Per fare chiarezza sulla situazione della normativa che riguarda il CBD in Italia, iniziamo con il distinguere ciò che è legale da ciò che non lo è per la Legge italiana.

Dalle diverse varietà di piante di canapa si estraggono diverse molecole tra cui le due più famose sono il THC e il CBD. THC è l’abbreviazione di tetracannabidiolo che è una molecola che ha una natura psicoattiva e che può portare ad euforia e ad alterazioni della percezione.

Il cannabidiolo (CBD), invece, non presenta alcun effetto psicoattivo, non dà assuefazione e ha svariati effetti benefici, soprattutto legati alle sue proprietà analgesiche, antinfiammatorie e rilassanti.

Due molecole diverse, un’unica pianta. Su questo si è creata tutta la confusione possibile andando addirittura a sovrapporre il CBD con la marijuana prodotta illegalmente e con altri stupefacenti.

Per fortuna, anche se lentamente, la scienza ha fatto chiarezza in proposito ed ha iniziato a proporre delle distinzioni chiare. La Legge italiana ha dunque dovuto soltanto prendere atto di ciò, seppure per farlo ha impiegato diverso tempo ed ha dovuto superare alcuni momenti critici.

La dura vita della normativa italiana

In Italia, come abbiamo già accennato, i prodotti a base di CBD sono totalmente legali e la vendita è liberissima, ma per arrivare a questo punto si sono alternate diverse fasi che potremmo definire “politiche”.

La Legge 242 del Dicembre 2016 è dirimente in questo ambito e dalla sua entrata in vigore si è aperto un mercato fiorente che già alla fine del 2018 vedeva sul territorio più di 800 negozi dedicati, distributori automatici ed un fatturato che superava i 40 milioni di Euro.

Si potrebbe pensare che, con l’uscita di questa legge, si sia chiusa la faccenda una volta per tutte, ma non è così. Infatti il 30 Maggio 2019 è uscita una sentenza di Cassazione che ha sconquassato l’ambiente, integrando quanto detto dal Testo unico sulle droghe in merito al reato di cessione, vendita, e, in genere, la commercializzazione di prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa light.

 Qui è sottolineato che, per essere legale il commercio, si debba assicurare che prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante.

Seppure il concetto stesso di “efficacia drogante” sia quantomeno ridicolo, per qualche mese si sono riaccese le polemiche mettendo in discussione la legge 242 e generando una massa di disinformazione incredibile.

Per fortuna la legge 242 del 2016 ha retto l’urto ed è rimasta il punto di riferimento legislativo per il nostro Paese: adesso in Italia il CBD è legale se contiene un tasso di THC inferiore allo 0,6%.

Il buonsenso ha trionfato

Dopo una dura lotta, durata anni, si è riusciti in Italia a rendere stabilmente legale una sostanza assolutamente innocua che si è rivelata, secondo tutti gli studi, ricca di proprietà benefiche per la salute umana.

Sembra assurdo sintetizzare in questa maniera la difficile evoluzione della normativa italiana sul CBD, ma questi sono i fatti. Attualmente sono in commercio vari prodotti derivanti dalla canapa: dai cosmetici agli alimenti, fino ai semilavorati e alle materie prime BIO.

L’Italia ha finalmente riscoperto tutti tutte le qualità benefiche della cannabis, pianta criminalizzata in precedenza per i supposti effetti droganti derivati dal THC.

Gli italiani hanno compreso che il CBD non è THC, seppur venga estratto dalla stessa pianta. Sono stati portati alla luce i benefici che il CBD dimostra nel trattamento di svariate patologie dolorose, stress e ansia.

Ma non solo! Il CBD, grazie alle sue proprietà, stimola l’appetito e velocizza il metabolismo, oltre ad essere ricco di antiossidanti.

In un contesto come questo, e-commerce come JUSTBOB riscuotono un successo enorme proponendo ai propri clienti bibite,  cosmetici, oli e tanto altro… tutti a base di CBD legale, che presenta un tasso di THC del tutto residuale, ovvero al di sotto dello 0.6% come da normativa.