Lavoro e COVID-19: cos’è lo “smart working” e cosa prevede la legge

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Lavoro e COVID
Lavoro e COVID

L’emergenza sanitaria legata alla diffusione del COVID-19 ha avuto un forte impatto sul mondo del lavoro; le misure di contenimento del contagio approntate dal governo hanno costretto molte aziende a fare un uso più ampio del cosiddetto smart working, pur di proseguire le proprie attività durante il lockdown che si protrae ormai da oltre quaranta giorni. Vediamo di seguito cos’è nello specifico lo “smart working”, una delle problematiche forse più urgenti emerse durante questa particolare fase storica.

Definizione di smart working

Smart working è un’espressione inglese che si può tradurre – alla lettera – con “lavoro intelligente”; in realtà, questa modalità di lavoro viene più comunemente definita “agile” o “a distanza”, in quanto implica una maggiore flessibilità da parte del datore di lavoro verso il dipendente, che non è costretto a recarsi in sede per svolgere le proprie mansioni (per questo, spesso vi si fa riferimento anche in termini di “telelavoro”).

In Italia, lo smart working è regolamentato dalla legge n. 81 del 22 maggio 2017 (“Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”). Il testo definisce così il lavoro agile: “esecuzione  del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e  obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa” (articolo 18).

Questo tipo di prestazione lavorativa può essere eseguita (anche) all’interno di locali aziendali “entro  i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale”; queste disposizioni sono valide anche per i dipendenti della pubblica amministrazione. In estrema sintesi, il lavoro agile può essere svolto da casa, rispettando gli orari “di ufficio” e quelli della settimana lavorativa.

Come svolgere il lavoro agile

La modalità di lavoro agile (o a distanza) può essere preferita a quelle tradizionali quando le due parti in causa sottoscrivono un accordo in forma scritta; quest’ultimo “disciplina  l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti

utilizzati dal lavoratore”, come stabilito dal comma 1 dell’articolo 19 della legge sopra citata.

Le disposizioni relative allo smart working prevedono che il trattamento economico resti immutato, rispetto a quello predisposto per i lavoratori dipendenti che svolgono la propria prestazione in maniera “tradizionale”. È responsabilità del datore di lavoro garantire la sicurezza della postazione lavorativa e la salute del lavoratore, in collaborazione con quest’ultimo.

Lo smart working al tempo del COVID-19

Tra le misure emergenziali adottate dal governo per organizzare le attività lavorative durante il lockdown c’è anche la possibilità di applicare la modalità di lavoro agile “in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e  anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”.

In assenza di accordi scritti tra le parti, i poteri di controllo che possono essere esercitati dal datore di lavoro sono regolamentati dalle disposizioni dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (“Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo”). Inoltre, non vanno trascurate le norme in materia di protezione della privacy, che impongono al datore di lavoro di trattare i dati personali del dipendente secondo i principi della trasparenza, della pertinenza e della necessità. Sulla base di quanto detto fin qui, è facile notare come il tema coronavirus lavoro agile rappresenti la più stretta attualità e possa avere risvolti problematici; anche per questo è bene rivolgersi ad esperti del settore, consultando anche portali specializzati come Avvocato Accanto per ottenere informazioni dettagliate e richiedere, eventualmente, una consulenza legale.